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Marco Melandri

Esclusivo, Melandri: “Chi mi somiglia di più? Bastianini”

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Marco Melandri (Facebook)

Marco Melandri per oltre 20 anni ha entusiasmato i tifosi del motociclismo di mezzo mondo prima di appende il casco al chiodo quest’anno, dopo una breve parentesi vissuta in SBK nel 2020 con il Team Barni in sostituzione dell’infortunato Leon Camier. Proprio con le derivate di serie il ravennate è primatista italiano per numero di vittorie con 22 successi all’attivo.

Melandri però nella prima parte della sua carriera si è fatto apprezzare anche nel Motomondiale dove ha raccolto un Mondiale in 250 nel 2002 con l’Aprilia, 22 vittorie, 62 podi e 9 pole. Commentatore tecnico per DAZN da quest’anno, si è lasciato andare ad una lunga intervista con noi di Box26.ch, dove ha analizzato questo pazzo campionato di MotoGP e ci ha raccontato quali sono i suoi programmi per il futuro.

In questo 2020 ti abbiamo rivisto in moto, ma poi hai deciso di fermarti. Questa volta è un ritiro definitivo o lasci aperta la porta ad un tuo futuro rientro?

No, basta così. Sono tornato per una serie di circostanze, perché c’erano poche gare, mancava un pilota che era Camier, serviva un sostituto e sono tornato. Però non mi sono mai sentito a mio agio.

Quest’anno per te è arrivata anche l’avventura DAZN, ce ne puoi parlare?

Questa cosa è arrivata un po’ in maniera inaspettata perché loro hanno avuto i diritti poco prima che cominciasse il Mondiale. Si è svolto tutto in maniera molto rapida, però mi sto divertendo tanto perché siamo un gruppo di lavoro di ragazzi giovani, io sono il più vecchio, e poi tutte menti fresche e nuove, quindi c’è tanta voglia di divertirsi ed imparar e anche, far divertire a casa. Mi fa molto piacere perché sto cercando di dare un’impronta tecnica diversa da quella che si era abituati a sentire. Io cerco di raccontare cosa pensa o cosa prova un pilota in determinate situazioni visto che le ho vissute sino a poco fa.

Tu sei stato uno dei pochi piloti che, pur guidando una moto non ufficiale con Gresini, hai sfiorato il titolo. Pensi che quest’anno Morbidelli o Quartararo possano farcela e che differenze noti con il passato?

Rispetto al passato c’è meno differenza tra le moto ufficiali e quelle clienti perché all’epoca eravamo proprio agli inizi della MotoGP, quindi lo sviluppo era enorme. Anche a livello di elettronica si stava esplorando. Ora si è arrivati ad un livello tale che si va avanti a piccoli passi, poi vista anche la situazione particolare anche lo sviluppo meccanico del motore è stato congelato. Io però resto dell’idea che vincere un Mondiale con il team satellite resta una cosa che se si può le case cercano di farne a meno.

Basta guardare la storia: nessun team satellite ha mai vinto il titolo. Ci sono stati degli alti e bassi un po’ anomali secondo me. Mi piacerebbe vedere vincere il Mondiale a Morbidelli o Quartararo, ma la vedo abbastanza improbabile. Non per le loro possibilità, ma perché storicamente non ho mai visto un team satellite vincere.

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Quest’anno in MotoGP pare che nessuno riesca a trovare una certa continuità. Credi che Marquez avrebbe dominato lo stesso o sarebbe incappato nelle stesse difficoltà dei colleghi?

I paragoni a me non piacciono perché si basano su idee e non si fatti reali perché Marquez non è in pista. Nessuno può sapere cosa avrebbe potuto fare. Certo se guardiamo la storia Marquez nelle gare difficili andava comunque a podio, però quest’anno si è fatto male e quindi lui è fuori. Di sicuro il campionato è bello perché è incerto in ogni gara.

In questa stagione Dovizioso e Davies hanno rotto con Ducati non senza polemiche. Tu che hai vissuto quell’ambiente dall’interno ci dai un tuo pensiero?

Mi sarei stupito del contrario. Tecnicamente ci sono delle persone molto, molto valide, ma la gestione fa acqua da tutte le parti. Si vede anche da fuori. Il fatto che i piloti quando iniziano ad andare bene scappano o come Dovizioso piuttosto stanno a casa, c’è qualcosa che non va. Non è normale, non avviene in nessun’altra casa.

Melandri: “Valentino Rossi? Gli servirebbe una buona gara a fine anno”

L’impressione dall’esterno è che, questa carenza nella gestione dei piloti, la Ducati l’avesse già da prima dell’arrivo di Audi o sbaglio?

Si, da sempre. Secondo me il brand è incredibilmente forte, la tecnologia è alta, però le aziende sono fatte di persone e io onestamente avverto troppa presunzione. Questo si vede anche da fuori.

Guardando ai giovani c’è un pilota che ti ricorda te stesso da giovane per stile di guida e modi di fare?

Per alcuni versi direi Bastianini. Per altre cose siamo abbastanza diversi. Non lo dico perché ha il #33 come ce l’avevo io, ma per alcune cose è simile a me, è un po’ una voce fuori dal coro. Lui è sempre rimasto con le sue idee, sulla sua linea e questo mi è piaciuto perché per essere un campione devi avere la tua personalità.

Secondo te è già maturo per la MotoGP?

Per me si, anche perché se guardiamo Quartararo nessuno avrebbe mai pensato che fosse maturo per la MotoGP e invece è uno dei talenti più grandi al momento sulla piazza. Il tutto sta per il pilota nel trovare la moto che più si adatta al proprio stile di guida. Potrebbe essere incredibilmente veloce così come riscontrare delle difficoltà.

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Valentino ha firmato un altro rinnovo e continuerà almeno sino ai 42 anni cosa ne pensi?

Nella testa di un pilota non si sa mai cosa passa realmente, solo lui lo sa. Solo lui sa perché vuole comunque andare avanti. Di sicuro ora sta vivendo un momento non facile perché aveva ritrovato velocità, poi però sono arrivate tante cadute, ora è in pausa per il COVID-19, gli servirebbe sicuramente una buona gara a fine anno per vivere serenamente, con motivazione questo inverno.

La Panigale V4 era partita fortissimo, sembrava avere un vantaggio enorme sulla concorrenza, ma ad oggi non è arrivato ancora il titolo. Cosa è successo?

Bautista storicamente è sempre stato un pilota che con un po’ di pressione commetteva errori. L’anno scorso ne ha commessi troppi, solo lui poteva perdere il Mondiale, io questo l’ho dichiarato a inizio anno, e lui l’ha perso. Quando tu hai un secondo al giro di margine non aveva senso rischiare così tanto nei primi giri. Lui è sempre caduto nel primo o nel secondo giro.

La moto secondo me è cambiata. Adesso il motore non va più forte come prima. Hanno cambiato qualcosa per dare affidabilità al motore. Basta guardare le velocità. L’anno scorso noi con le Yamaha prendevamo 20 Km/h, quest’anno ne prendevano 5. La moto è stata sgonfiata un bel po’. Non è più la Panigale V4 di inizio 2019.

Ti piacerebbe in futuro formare un tuo team come hanno fatto alcuni tuoi colleghi?

No perché è troppo complicato, troppe responsabilità. A me piace cercare di vivere un po’ più leggero ti dico la verità.

Quali progetti ha per il futuro Marco Melandri?

Mi piacerebbe continuare a costruire quello che abbiamo cominciato a fare quest’anno con DAZN, perché mi piace. Resto nell’ambiente senza doverci entrare troppo. Allo stesso tempo ho cominciato una vita parallela in mezzo alla natura vivendo nel Trentino con le bici elettriche ed è un mondo che mi piace tantissimo. Dopo una vita frenetica in mezzo al rumore e all’odore di benzina, vivere in mezzo alla natura e godermela con la bici in silenzio è davvero un bel cambio, però mi piace.

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