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Vector W8 Twin Turbo, la prima sfida USA alle hypercar europee

Un motore V8 di 6000 cc sovralimentato con due turbocompressori per 625 cavalli, tecnologia di costruzione e materiali aeronautici, prestazioni da urlo, ma anche una trasmissione automatica a tre rapporti ed una linea tagliata con l’accetta. Sono le contraddizioni della Vector W8 Twin Turbo, supercar americana di fine anni ’80 realizzata in soli 19 esemplari e che oggi vale oltre 650 mila franchi.

Gli statunitensi si sa, sono automobilisticamente strani da sempre, con un concetto di vetture sportive che di rado si è riuscito a sovrapporre a quello europeo. I leggendari “cavalli americani”, prodotti da motori ad aste e bilancieri l’hanno quasi sempre fatta da padrone oltreoceano, anche se qualche eccezione c’è stata, come ad esempio la Vector W8.

In tempi più o meno recenti, dove le hypercar hanno dato sfogo alla creatività di piccoli e grandi costruttori, l’uscire dagli schemi è un qualcosa riuscito ad esempio alla SSC Tuatara, Corvette ZR1 di ultima generazione o, andando un po’ più indietro, alla Saleen S7, piuttosto che alla Mosler MT900S.

L’auto di cui parliamo oggi appartiene però allo scorso millennio, dal momento che è stata prodotta dal 1989 al 1993 dalla californiana Vector Motors Corporation. Il buon Gerald Wiegert, fondatore della compagnia e numero 1 dei designer dell’azienda, ha detto di essersi ispirato all’Alfa Romeo Carabo, disegnata da quel genio di Marcello Gandini e mostrata per la prima volta, come prototipo a firma Bertone, al Salone dell’Auto di Parigi del 1968.

Lo stesso Gandini utilizzò l’esperienza fatta in quell’occasione per “dare vita” ad un altro capolavoro come la Lamborghini Countach, realizzata a quattro mani con Paolo Stanzani. Al buon Jerry invece, come si fa amichevolmente chiamare l’oggi 75enne Wiegert, scappò un po’ la mano. Immaginate infatti la pulizia delle linee di una delle due auto appena nominate, a cui è stata somministrata una pesante dose di anabolizzanti.

Ma non è finita. Dopo aver fatto lievitare la vettura come un tacchino in batteria, fate conto di dare una ritoccata alle linee utilizzando, invece del tecnigrafo o di un moderno CAD/CAM, una sana e rustica ascia bipenne. Et voilà, ecco la Vector W8, almeno per quanto riguarda l’estetica. Sì, perché sotto il cofano la storia è diversa ma, in certi aspetti, non necessariamente migliore.

Per il motore fu scelto un V8 Chevrolet “small block” di 6.0 litri nel quale vennero installati pistoni forgiati TRW da competizione, bielle Carrillo, valvole in acciaio inossidabile e molte altre soluzioni per le quali non si badò a spese, il tutto sovralimentato con due turbocompressori Garrett. Le note dolenti suonano quando si arriva al capitolo trasmissione.

Wiegert per la Vector W8 optò per quella Turbo-Hydramatic di General Motors che, 25 anni prima, aveva equipaggiato la Oldsmobile Toronado. Automatica a tre rapporti, alias quanto più di distante ci possa essere dal concetto di sportività che noi europei abbiamo in mente. Questo non fu  comunque un impedimento al fatto che l’insieme risultasse esplosivo.

La potenza era di 625 cavalli e la coppia ancora più impressionante, 880 Nm, numeri da far impallidire le varie Lamborghini Diablo e Ferrari F40 dell’epoca. Il V8 di 6000 cc aveva anche la possibilità di variare la pressione di sovralimentazione, arrivando all’incredibile valore di 1200 cavalli, valori da Formula 1 dell’era d’oro dei turbo.

Un telaio monoscocca in lega d’alluminio con struttura a nido d’ape e l’utilizzo di materiali altamente tecnologici, quali kevlar e fibra di carbonio, delineano già un quadro di esclusività. Il tutto è poi completato dall’impiego di rivetti in luogo di dadi e bulloni, principio costruttivo derivato dal mondo aeronautico, per questa vettura che fu curata anche sul piano aerodinamico, dal momento che il Cx risultante è di 0.32.

Le prestazioni erano allineate al lignaggio di numeri così eclatanti, con una velocità massima, registrata durante un test sul lago salato di Bonneville, di 389 km/h ed una accelerazione da 0 a 100 km/h in 3.9 secondi, nonostante la massa che, a dispetto del pregio dei materiali di costruzione, era di circa 1500 kg.

La creazione di Wiegert, probabilmente il primo tentativo di supercar a stelle e strisce in grado di sfidare le omologhe europee sul loro stesso terreno, non fu però un grande successo. La produzione andò infatti avanti per soli quattro anni, periodo nel quale furono realizzati soltanto 19 esemplari dell’auto.

E’ proprio questo aspetto che fa della Vector W8 un oggetto estremamente raro e di valore, dal momento che per un esemplare oggi si parte da 400 mila franchi a salire. Nel corso del 2020, in una asta di Sotheby’s tenutasi in Arizona, una W8 è stata battuta a 720 mila dollari (circa 655 mila franchi).

Gianluca Salina

Gianluca Salina

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