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Cizeta-Moroder V16T

All’asta la Cizeta-Moroder V16T del Sultano del Brunei

Con sole 600 miglia all’attivo, una delle due Cizeta-Moroder V16T, appartenute al Sultano del Brunei, è all’asta. Dotata di un motore a 16 cilindri di 6 litri, ottenuto accoppiando due basamento della Lamborghini Urraco P300, la V16T è il frutto della collaborazione tra Claudio Zampolli e Giorgio Moroder. Supercar da 540 cavalli e 328 all’ora, è stata prodotta in soli 14 esemplari.

Una auto del 1993 mai immatricolata fa notizia, a maggior ragione se si tratta di una Cizeta-Moroder V16T, una supercar prodotta in soli 14 esemplari. Le particolarità però non sono finite qui, perché la vettura era di proprietà del Sultano del Brunei, uno degli uomini più ricchi del mondo, oltre che grande collezionista.

Fu costruita, in piccolissima serie, da una azienda creata, nel 1985, da Claudio Zampolli (da qui il nome Cizeta), ex-ingegnere Lamborghini (questa la nuova Huracàn STO) e poi rivenditore di auto del marchio di S. Agata Bolognese, che beneficiò del supporto finanziario di Giorgio Moroder. L’obiettivo era di dare vita alla supercar che era nell’immaginazione di Zampolli stesso.

Cizeta-Moroder V16T: la nascita

La gestazione della vettura fu parecchio lunga, dal momento che, dalla prima uscita, nel dicembre 1988, si arrivò alla presentazione ufficiale solo nel 1991, quando era comunque l’auto di serie più potente al mondo. La firma della carrozzeria è di quelle pesanti, dal momento che è di Marcello Gandini, “autore” di icone assolute quali l’Alfa Romeo Montreal, la Lancia Stratos e le Lamborghini Miura, Countach e Diablo.

Proprio per quest’ultima, Gandini si ispirò fortemente alla Cizeta-Moroder V16T e questo è evidente specie nella vista frontale, da cui traspare nitidamente la mano comune da cui provengono. Il designer torinese ha, non per altro, da sempre considerato la Cizeta come il prototipo della Diablo.

In origine infatti, il design della V16T doveva essere proprio il “vestito” della Diablo che gli era stato commissionato da Lamborghini. All’epoca però, i vertici di Chrysler che, nel frattempo, avevano acquisito la casa di S. Agata Bolognese, giudicarono troppo audaci le linee, specie del posteriore, scartandole ed obbligando Gandini a rivederle.

Il design della Diablo fu così fortemente rivisto nella parte dall’abitacolo alla coda, mentre il progetto originario venne di fatto messo in produzione da Cizeta. I legami della Cizeta-Moroder V16T con Lamborghini non si esauriscono qui, dal momento che lo stesso motore aveva le sue radici ben piantate a S.Agata Bolognese.

Cizeta-Moroder V16T: il motore

In una epoca dove le supercar erano avevano in larga parte motori aspirati a 12 cilindri aspirati o dei V8 turbo, la strada scelta da Cizeta fu differente. Vennero infatti accoppiati, da Oliviero Pedrazzi (storico progettista Lambo),  due basamenti del V8 da 3.0 litri da 265 cavalli che equipaggiava la Urraco P300, altra famosa vettura del toro.

Proprio la T al fondo del nome della vettura poteva trarre in inganno, facendo pensare alla sovralimentazione, di cui però non c’era bisogno. La lettera identifica la disposizione del motore, che è trasversale, per gli importanti ingombri che il gruppo aveva ed inclinato di 10° in avanti con, dietro si sé, uno scarico con quattro grandi uscite realizzato dall’italiana ANSA, la cui scritta campeggia sui fondelli in inox.

Il risultato di tutto questo fu uno spettacolare 16 cilindri dalla cubatura risultante di 5995 cc, per una potenza complessiva di 540 cavalli. La velocità massima dichiarata della Cizeta-Moroder V16T era di 328 km/h, mentre il tempo richiesto per il classico scatto da 0 a 100 km/h richiedeva 4.1 secondi, prestazioni ancora oggi importanti ma che, all’epoca, erano esclusiva di pochissimi modelli della produzione automobilistica mondiale.

La vettura, nonostante in quegli anni fosse già matura una certa tecnologia a livello di elettronica (si parla ovviamente di supercar), aspetto evidente nella Porsche 959 (di lei parleremo un’altra volta) era una sportiva vecchio stampo. Niente quattro ruote motrici, niente studio in galleria del vento, niente fibra di carbonio, ma tanto, tantissimo motore ed un telaio spaceframe in tubi di acciaio che veniva saldato a mano.

Cizeta-Moroder V16T: la crisi

Il prezzo elevato, 650 mila dollari, pari a circa 1 milione di franchi dell’epoca, rispetto alla concorrenza (la Diablo costava la metà) ed i lunghi tempi di attesa imposti dal fatto di essere una vettura artigianale ed assemblata totalmente a mano, fecero la loro parte.

In totale furono raccolti 14 ordini, ognuno dei quali, per essere esecutivo, prevedeva fossero versati 100 mila dollari (circa 155 mila franchi) di caparra. Moroder si adoperò per trovare soluzioni che consentissero di abbassare il costo di produzione della vettura ma, forse per una incomprensione, lo fece all’insaputa di Zampolli, che non la prese bene, anzi.

I due finirono ai ferri corti ed alla fine si accordarono in modo che al compositore italiano andasse il prototipo della Cizeta-Moroder V16T ed a Zampolli tutto il resto. Quest’ultimo cambiò così il nome dell’azienda in Cizeta Automobili. Il ritiro di Moroder dalla joint-venture e l’incapacità da parte di Zampolli a trovare un nuovo partner resero tutto molto più difficile.

A questo si aggiunse che lo sviluppo della vettura aveva richiesto un investimento di 6 miliardi di Lire (circa 7 milioni e 300 mila franchi) e che ogni esemplare vettura costava, al costruttore, poco meno della metà del suo prezzo. Il tutto non resse finanziariamente e l’azienda fallì nel 1995.

In quattro anni, nonostante i proclami di una capacità produttiva di una auto al mese, furano realizzate solo dodici vetture, di cui un prototipo. Altre due vennero realizzate, rispettivamente nel 1999 e nel 2003, utilizzando componentistica rimasta nei magazzini. In particolare l’ultima, fu una one-off commissionata da un collezionista giapponese ed è l’unica Cizeta-Moroder V16T spider mai costruita.

Cizeta-Moroder V16T: all’asta

Delle quattordici auto costruite, due vennero acquistate dal Sultano del Brunei. Una in particolare, quella di cui si sta parlando,  fu ordinata blu con gli interni blu e dispone dello chassis numero 101, che identifica il fatto che si tratta del primo esemplare di serie mai prodotto.

Acquistato dalla casa di aste Curated, che ha sede a Miami ed è specializzata in supercar, hypercar ed auto di lusso, è ora in vendita. Nella scheda tecnica si legge che questa Cizeta-Moroder V16T è stata esposta al Motor Show di Ginevra del 1993 ed ha percorso meno di 600 miglia. Il prezzo? Trattativa riservata, naturalmente. 🙂

Credit immagini: Curated

Gianluca Salina

Gianluca Salina

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