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Fabio Quartararo

Fabio Quartararo e il rito scaramantico pre – GP

Il talento da solo non basta per allentare i nervi pre gara e Fabio Quartararo questo lo sa: ecco perché ha un rito scaramantico che compie prima di ogni GP

Fabio Quartararo

Fabio Quartararo unisce il talento ad un rito scaramantico. Il pilota transalpino si è sempre fatto notare per la sua enorme determinazione unita ad un talento incontaminato, capace di creare ottime performances e inanellare vittorie nonostante la giovane età.

Dietro al pilota talentuoso, la promessa della MotoGP ha però un’altra faccia: quella del bravo ragazzo dal dolce accento francese e le origini italiane, un giovane di vent’anni che si fa scudo dall’ansia pre-gara con un suo rituale scaramantico.


Fra talento e scaramanzia

Il legame fra sport e scaramanzia ha origini antiche e viene continuamente comprovato nel corso degli anni. Sono molti gli atleti che prima di una gara si affidano ad un gesto scaramantico che a loro dire e nelle loro speranze possa garantire una buona performance. C’è chi indossa sempre prima una scarpa e poi l’altra, o la stessa sequenza di cose da fare, chi indossa un amuleto. Nel caso del neo pilota Yamaha, si tratta di un gesto. Il francese, infatti, ha l’abitudine di accendere la moto in compagnia di un meccanico, prima di ogni singolo Gran Premio, prove libere incluse.

L’abitudine è nata a Valencia 2018, nel corso del suo primo test con Petronas SRT.

Fabio Quartararo

“Ho chiesto al team se potevo avviare la moto e tutti hanno iniziato a ridere – ha raccontato “El Diablo” – Si chiedevano perché un pilota avrebbe voluto avviare la sua moto se è qualcosa che normalmente fanno i meccanici. Ogni volta che sono nel box avvio la moto, perché non sono solo un pilota, sono una persona che lavora all’interno di una squadra. Senza il mio capotecnico, i miei tecnici e meccanici la moto non funziona”.


Oltre a diventare abitudine, questo gesto da parte del 21enne di Nizza dimostra una grande umiltà e un altrettanto grande desiderio di essere presente dal punto di vista tecnico ed umano, al fianco dei suoi uomini: “Voglio far parte della squadra, non sono solo un pilota che scende dalla moto e parte. È importante essere una famiglia e trattarli tutti sullo stesso piano, perché siamo umani come tutti gli altri, e siamo tutti parte di questo mondo. Non voglio che mi vedano solo come pilota, né dico che ho vinto una gara. Dico sempre ‘abbiamo vinto’, perché tutti stanno lavorando ancora più duramente di me”.

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